C’è nuoto e nuoto. Allenarsi al mare o in piscina?

Nuotare in mare o in piscina non è assolutamente la stessa cosa. Per quanto possa sembrare di compiere lo stesso gesto atletico, tra il nuoto in acque libere (mari e laghi, generalmente) e il nuoto in piscina c'è una differenza abissale.

A cambiare sono essenzialmente le condizioni in cui ci si trova a dover nuotare. Le diverse condizioni delle acque, la visibilità e altri aspetti psicologici fanno sì che nuotare nell’acqua dolce e clorata di una piscina sia un’esperienza completamente diversa rispetto alle acque mosse e libere.

Uno dei primi elementi da considerare è il galleggiamento: l'acqua salata del mare rende più facile restare a galla. D'altra parte le onde e i flutti costringono ad una nuotata differente rispetto a quella regolare e cadenzata della piscina. Sarà necessario alzare frequentemente la testa, per orientarsi e per respirare. Le acque mosse impediscono di mantenere un ritmo costante nelle bracciate e questo può stravolgere un po’ le abitudini, ma è anche vero che dal punto di vista dell’adattamento motorio è un grande stimolo allenante.

La temperatura di una piscina è solitamente mantenuta intorno ai 29°C. In mare, le temperature dell'acqua normalmente più rigide possono rendere tutto più faticoso. A causa del freddo potrebbe arrivare meno sangue ai muscoli, aumentando la sensazione di fatica. Per ovviare a questo inconveniente uno dei consigli è quello di nuotare, quando necessario, con una muta (che migliora molto anche il galleggiamento)

Un ulteriore elemento da tenere in considerazione se si ha intenzione di nuotare in mare è il sale. L'acqua di mare è estremamente abrasiva, chi nuota abitualmente per più di 30 minuti a sessione, dovrebbe spalmarsi della vaselina sotto le ascelle, per evitare fastidiosi arrossamenti, che alla lunga compaiono sempre.