Vasca corta, vasca lunga. Cosa cambia davvero?

Nei regolamenti nazionali e internazionali per le competizioni di nuoto le misure ammesse per le vasche sono due: 25 metri, chiamata vasca corta, e 50 metri, o vasca lunga, anche detta olimpionica, perché è l’unica lunghezza prevista per le Olimpiadi.

Alcuni atleti preferiscono allenarsi sempre in vasca lunga anche per prepararsi a gare in vasca corta, ma tendenzialmente è più frequente il contrario, soprattutto data la difficoltà di trovare vasche lunghe in tutte le strutture. Tuttavia, la vasca lunga non è solo “il doppio della vasca corta”, e per avere buone performance occorre un allenamento differente.

Cosa cambia a livello tecnico nuotare in una vasca piuttosto che in un’altra?

Per comprendere le differenze che condizionano la prestazione nei due tipi di vasca, ricordiamo le fasi della nuotata: la fase subacquea, la nuotata vera e propria, la virata (ossia la capriola sul bordo della piscina).

Ora possiamo analizzare le caratteristiche delle due vasche per comprendere meglio cosa le distingue.
La principale differenza è che in vasca corta si effettuano più virate (e quindi fasi subacquee) rispetto alla vasca lunga e ciò comporta varie conseguenze:

  • Le fasi subacquee non sono considerate nei metri effettivamente nuotati, di conseguenza in vasca corta si nuota per una lunghezza inferiore.
  • La virata permette di darsi una grande spinta, per cui i tempi in vasca corta sono generalmente inferiori alla vasca lunga.
  • La virata permette anche di riprendere un po’ il fiato e spezza l’andamento continuo delle bracciate, per cui è possibile che atleti abituati a nuotare in vasca corta, al passaggio in vasca lunga abbiano meno resistenza.
  • Allo stesso tempo, il fatto di interrompere più di frequente la nuotata fa sì che in vasca corta sia più difficile ritrovare il ritmo giusto: se consideriamo circa 10-15 metri di fase subacquea, di fatto restano circa 15 metri di nuotata vera e propria in vasca corta, contro i 35-40 in vasca lunga. Atleti abituati a nuotare in vasca lunga hanno quindi meno tempo a disposizione per ritrovare l’andatura ottimale.
  • L’atleta che riesce a effettuare una virata rapida ed efficiente è più avvantaggiato in vasca corta, ma potrebbe essere più in difficoltà in vasca lunga, facendo un tempo meno buono.
  • Per gare in vasca corta è bene potenziare molto di più le gambe, in quanto una corretta esecuzione delle virate può fare la differenza nella prestazione. Per gare in vasca lunga è invece preponderante la tecnica nello stile di nuoto e la resistenza per una nuotata più lunga.

Se avete la possibilità di allenarvi sia in vasca corta che in vasca lunga e non sapete quale scegliere, ricordate le parole di Stefano Morini, tecnico federale FIN:
“un atleta, per essere un campione, dev’essere bravo in entrambe”.